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venerdì 3 giugno 2011

Scoperto il 'gene della felicità'

Bruschette con crema di melanzane e Philadelphia In questa pagina presentiamo la ricetta per preparare le Bruschette con crema di melanzane e Philadelphia, ottime da servire come antipasto! Altre ricette consigliate Forse potrebbero interessarti anche le seguenti ricette: Bastoncini al forno (antipasto) oppure Fagottini con zucchine. Informazioni: Tipo di piatto: Antipasto, Secondo - (Vegetariano) Difficoltà: facile Tempo di preparazione: 15m Tempo di cottura: 30m Porzioni: ricetta per circa 4 persone Calorie: 339 Kcal circa a porzione (Informazioni) Ingredienti per preparare le Bruschette con crema di melanzane e Philadelphia: Melanzane (300 gr): 1 Philadelphia classico: 50 gr Pesto: 1/2 cucchiaino Sale: q.b. Origano: un poco Olio extravergine di oliva: 3 cucchiai Aglio: 4 spicchi Basilico: qualche foglia Pane casereccio (circa 360 gr): 6 fettine Acqua: 1/2 tazzina Procedimento: Lavare la melanzana e tagliarla a dadi; metterli in una pentola, aggiungere mezza tazzina di acqua, il sale, due spicchi di aglio affettati e farle cuocere fino a quando non saranno diventate morbide (circa 20-30 minuti). Una volta cotte, frullarle con il mixer aggiungendo anche un cucchiaio di olio di oliva, dell'origano e il pesto. Tagliare ciascuna fettina di pane in due e abbrustolirle; man mano che saranno pronte, agliarle con gli altri due spicchi di aglio e metterle in un piatto. Amalgamare bene il Philadelphia alla crema di melanzane. Spalmare sul pane abbrustolito la crema di melanzane, irrorare con due cucchiai di olio, spolverizzare con dell'origano e servirle. Le vostre Bruschette con crema di melanzane e Philadelphia sono pronte!

Fratture alla 'colonna', la chirurgia salva la vita

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Giusto stile di vita dimezza i casi di tumore al seno

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Allergie: 18 milioni di italiani alle prese con rinite allergica e asma

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Gastroscopia

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Abbronzatura artificiale: lampade solari vietate ai minori di 18 anni

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I 'freddolosi' potrebbero vivere più a lungo

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Cellule 'riprogrammate' per curare il fegato

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Con un po' di zucchero gli antibiotici funzionano meglio

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Genitori, il difficile mestiere di educare

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I Disturbi del Comportamento Alimentare e la contraccezione

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Aborto spontaneo

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Visita proctologica

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Malattie cardiovascolari e progressi della cardiochirurgia

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Contraccezione: per saperne di più

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mercoledì 20 aprile 2011

I segnali di malessere di stanchezza cronica

I segnali di malessere

Quando la nostra vita è caratterizzata da stili di vita stressanti, eccessi alimentari o pranzi veloci e carenti dei nutrienti indispensabili all'organismo, permanenza in ambienti urbani inquinati (traffico, rumori, smog) oppure da consumo di alcol o tabacco, ma anche da terapie farmacologiche croniche o saltuarie, pensieri ricorrenti ed emozioni correlate... il nostro organismo accumula tossine e reagisce fisiologicamente per eliminarle.

Quando l’organismo si trova in situazioni di disequilibrio, la vitalità generale diminuisce e la facoltà di resistere agli attacchi ambientali e atmosferici si riduce.
stili di vita stressanti
Allo scopo di eliminare tali tossine e tornare allo stato di equilibrio (ovvero omeostasi), l’organismo adotta strategie fisiologiche quali:

* presenza di muco
* difficoltà digestive
* gonfiori addominali
* mal di testa ricorrenti
* alito cattivo
* pelle opaca irritata o con prurito diffuso

* acne
* capelli appesantiti o grassi
* forfora
* unghie fragili
* febbre
* infezioni batteriche ricorrenti

* alterata attività intestinale
* dolori muscolari e articolari
* cellulite
* stanchezza immotivata
* nervosismo e malesseri ricorrenti

mal di testa ricorrenti
Per poter assolvere ai molteplici impegni quotidiani (lavoro, famiglia, sport, tempo libero, relazioni personali) in tali situazioni di malessere, che sono generiche e aspecifiche, siamo portati di istinto ad assumere farmaci (antiinfiammatori e antidolorifici) con lo scopo di bloccare i sintomi e continuare la nostra attività.
Così facendo, però, blocchiamo il fisiologico lavoro di disintossicazione messo in atto dall'organismo e agevoliamo il permanere delle tossine dentro di noi: a lungo andare le tossine si depositano, rallentano e alterano il fisiologico funzionamento del nostro organismo.
Conseguenza inevitabile? Prepariamo la strada per l’insorgere della malattia.

Osserviamo il malessere con occhi nuovi e impariamo ad ascoltarci.
Ai primi segnali di malessere, seppur generico, sosteniamo il lavoro degli organi deputati all'eliminazione delle tossine detti organi emuntori (fegato, sistema linfatico, reni, cute, ma anche intestino, polmoni) con prodotti drenanti individuati a seconda della manifestazione di malessere.
Per un’azione sistemica può essere utile sostenere la fisiologica azione di eliminazione delle tossine, utilizzando durante l'anno drenanti specifici individuati sulla base dei segnali di intossicazione che il nostro corpo ci evidenzia.

L'importanza dell'azione drenante

Il nostro organismo per funzionare correttamente deve eliminare ogni giorno dalle cellule (tessuti e organi) le scorie metaboliche, ovvero le tossine, e per sostenerlo è necessaria un’azione profonda attuata attraverso il drenaggio.

Drenare è molto più che depurare: mentre la depurazione stimola un solo organo, senza sbloccare le tossine intrappolate nei tessuti, il drenaggio è un’azione che coinvolge l'intero organismo e stimola l'eliminazione delle tossine nella sua totalità.

Alzheimer, la risonanza lo rivela 10 anni prima

Neurologia
Alzheimer, la risonanza lo rivela 10 anni prima

Con una risonanza al cervello l'Alzheimer può essere scoperto con dieci anni di anticipo. Lo afferma uno studio pubblicato dalla rivista Neurology, secondo cui i primi segni di diminuzione della materia grigia in alcune aree precedono di molto la comparsa dei sintomi.

La ricerca ha coinvolto 65 volontari sani di mezza età, a cui è stata fatta una risonanza che ha definito le dimensioni e lo spessore di diverse aree cerebrali. Tra quelli che avevano un cervello nella media, spiegano gli autori del Massachussets General Hospital, il 20 per cento ha sviluppato l'Alzheimer nel periodo di studio, mentre nessuno di quelli che avevano dimensioni superiori ha avuto la malattia. Nel caso di cervelli di dimensioni sotto la media, invece, la percentuale dei malati è stata del 55 per cento.

"Abbiamo usato le informazioni che avevamo sugli effetti dell'Alzheimer sul cervello - hanno spiegato gli autori - determinando che in molti casi quelli che sviluppano la malattia hanno una piccola diminuzione delle aree cerebrali molto prima che ci siano i sintomi. Una volta confermata su un numero maggiore di pazienti l'informazione può essere usata per la diagnosi precoce".
Se invece hai un dubbio o un problema da sottoporci, accedi al servizio l'Esperto risponde
AGI Salute

Alzheimer, la risonanza lo rivela 10 anni prima

Neurologia
Alzheimer, la risonanza lo rivela 10 anni prima

Con una risonanza al cervello l'Alzheimer può essere scoperto con dieci anni di anticipo. Lo afferma uno studio pubblicato dalla rivista Neurology, secondo cui i primi segni di diminuzione della materia grigia in alcune aree precedono di molto la comparsa dei sintomi.

La ricerca ha coinvolto 65 volontari sani di mezza età, a cui è stata fatta una risonanza che ha definito le dimensioni e lo spessore di diverse aree cerebrali. Tra quelli che avevano un cervello nella media, spiegano gli autori del Massachussets General Hospital, il 20 per cento ha sviluppato l'Alzheimer nel periodo di studio, mentre nessuno di quelli che avevano dimensioni superiori ha avuto la malattia. Nel caso di cervelli di dimensioni sotto la media, invece, la percentuale dei malati è stata del 55 per cento.

"Abbiamo usato le informazioni che avevamo sugli effetti dell'Alzheimer sul cervello - hanno spiegato gli autori - determinando che in molti casi quelli che sviluppano la malattia hanno una piccola diminuzione delle aree cerebrali molto prima che ci siano i sintomi. Una volta confermata su un numero maggiore di pazienti l'informazione può essere usata per la diagnosi precoce".
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AGI Salute

Schizofrenia: la lisina aiuta a limitare i sintomi

Neurologia
Schizofrenia: la lisina aiuta a limitare i sintomi

La L-lisina, utilizzata insieme alle terapie convenzionali, può ridurre i sintomi nei pazienti schizofrenici. Lo ha scoperto uno studio preliminare pubblicato dalla rivista 'Bmc Medicine', secondo cui questo farmaco diminuisce gli effetti cognitivi della malattia.

La ricerca coordinata dall'Università di Goteborg ha coinvolto dieci pazienti, tutti sotto trattamento da almeno sei mesi e che non avevano avuto episodi psicotici nei 60 gorni precedenti lo studio. Ai pazienti è stata data una dose di 6 grammi di lisina al giorno per quattro settimane, alternata a un placebo. Otto su dieci hanno mostrato un miglioramento delle loro facoltà cognitive misurate con alcuni test all'inizio del trial, dopo un mese e dopo due mesi.

"Questo studio è un buon punto di partenza per verificare i benefici della lisina", ha spiegato Caroline Wass, uno degli autori, "la dose era molto bassa e i soggetti in numero limitato, ma i primi risultati suggeriscono che questo farmaco riesce ad alleviare alcuni dei sintomi".

Emicrania nei bambini legata a difetto cardiaco

Pediatria
Emicrania nei bambini legata a difetto cardiaco

Ci potrebbe essere un legame tra l'emicrania nei bambini e un comune difetto cardiaco. Lo afferma uno studio pubblicato dalla rivista Journal of Pediatrics, secondo cui è possibile che correggendo il forame ovale, un problema nel muro che separa le due valvole superiori cardiache, si possa diminuire o far sparire il mal di testa.

L'emicrania, spiegano i ricercatori dell'Università dello Utah, colpisce circa il 15 per cento dei bambini, un terzo dei quali sviluppa la forma con aura.

Studiando 109 pazienti fra i 6 e i 18 anni colpiti da questa patologia con un ecocardiogramma al cuore gli esperti hanno scoperto che nel 50 per cento bambini che avevano l'emicrania con aura c'era anche il forame ovale, una percentuale che è doppia rispetto alla popolazione generale. "Se la correlazione verrà confermata da studi più ampi - hanno concluso i ricercatori - chiudendo il forame ovale con un catetere potrebbe essere possibile curare alcune forme di emicrania, specialmente quelle che si presentano con aura".

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